(AdnKronos) - Il Senato ha approvato in prima lettura il ddl di riforma della Costituzione con 183 voti a favore, nessun voto contrario e 4 astenuti. Le opposizioni non hanno partecipato al voto, alcuni come Lega e Gal lasciando l'aula, mentre diversi senatori (anche dissidenti rispetto ai propri gruppi) sono rimasti ma astenendosi dal voto. Il ddl passa ora all'esame della Camera, per la seconda delle quattro letture costituzionalmente prescritte. "Ci vorrà tempo, sarà difficile, ci saranno intoppi. Ma nessuno potrà più fermare il cambiamento iniziato oggi #italiariparte #lavoltabuona" ha scritto su Twitter il premier Matteo Renzi, subito dopo l'approvazione del ddl.

Sui banchi del governo c'erano il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, e dell'Istruzione, Stefania Giannini. In Aula anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. "Abbiamo deciso, insieme a tutte le altre opposizioni, di astenerci dal voto finale sulla riforma della Costituzione, invece di limitarci al voto contrario, per segnalare che questa riforma è stata imposta con la forza muscolare e con ottusa brutalità dal governo e da una metà del Senato" ha detto nel suo intervento la presidente del gruppo Misto-Sel, Loredana De Petris. "Oggi - ha sottolineato - si sta scrivendo una delle pagine più brutte nella storia della Repubblica". Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Vito Petrocelli, ha concluso la dichiarazione di voto comunicando di voler consegnare parte del suo discorso contenente le mail inviate dai cittadini con le proposte di modifica al ddl riforme. Quindi si è recato al banco della presidenza seguito dai colleghi del gruppo, che in fila indiana hanno lasciato l'Aula. Vannino Chiti (Pd), annunciando che sarebbe rimasto presente in Aula senza partecipare al voto, si è detto convinto "che il bicameralismo paritario si potesse superare senza privare i cittadini del diritto di scegliere con il loro voto i senatori, in concomitanza con le elezioni dei Consigli Regionali". Chiti ha lamentato anche il metodo seguito nei lavori: "Contingentamento dei tempi del dibattito e 'canguro' non devono rappresentare un precedente per le leggi costituzionali". "La grande assente - ha rimarcato ancora - è stata la politica: altro che spirito costituente. Il Senato si è trasformato in un votificio interrotto nel suo incedere solo da assurde gazzarre". Di diverso avviso Luigi Zanda, per il quale "i senatori del Pd hanno sempre ricercato il confronto e, se possibile, la convergenza con tutti i gruppi della maggioranza e dell'opposizione. Le difficoltà di rapporto hanno riguardato solo chi si è autoescluso dal dibattito e dal confronto". "Ci sono state fasi del nostro lavoro rudi e turbolente - ha aggiunto - debbo sottolineare come i senatori del Pd abbiano mantenuto un comportamento d'Aula sempre corretto, anche davanti agli eccessi, non solo verbali, che hanno determinato gravi interruzioni del lavoro dell'Aula. Mi è parso, lo dico con franchezza, che i segni di intolleranza nascessero da un livore politico nei confronti del governo e della maggioranza più che da un dissenso su punti della riforma".