(AdnKronos) - E' ripartito questa mattina presto dal porto di Malta il Phoenix, l'imbarcazione di 40 metri, della fondazione Moas (Migrant Offshore Aid Station) creata da Regina Catrambone e il marito Christopher, imprenditori nel settore delle assicurazioni che hanno voluto impegnarsi concretamente nell'assistenza e salvataggio di quei profughi che decidono di affrontare una lunga traversata sul Mediterraneo nel tentativo di lasciarsi guerra e persecuzioni alle spalle. E' stato anche lanciato il drone, di cui l'imbarcazione è munita, che sta pattugliando le acque in cerca di barconi da soccorrere (FOTO) L'imbarcazione, che i due imprenditori hanno acquistato negli Stati Uniti dopo aver deciso di impegnarsi nel salvare vite in mare a seguito della tragedia del 3 ottobre scorso a Lampedusa, con 16 membri d'equipaggio ha ripreso il largo dopo aver portato a termine nei giorni scorsi la sua prima missione di salvataggio in mare. "Le emozioni sono forti quando ti trovi di fronte a decine e decine di donne e bambini, anche piccolissimi, affamati e assetati, senza giubbotti salvagente, solo con qualche ciambella di quelle gonfiabili che si vedono sulle spiagge: non puoi non intervenire, non puoi non aiutarli", racconta all'Adnkronos Regina Catrambone ricordando come "nei giorni scorsi abbiamo salvato in mare circa 300 persone: 227, siriani e palestinesi, a bordo di un peschereccio di legno suddivisi in 130 uomini, 40 donne e 57 bambini, molti dei quali sotto i sei mesi. Ed un altro gruppo di 96 uomini africani ai quali ci siamo accostati per consegnare giubbotti e tutti i generi di prima necessita'". "Sono stati salvati tutti - sottolinea Catrambone - io non ero a bordo ma ero in stretto contatto con mio marito. Sono persone spaventate, stremate che avevano bisogno di aiuto: sono salite al bordo del Phoenix ed è stata data loro assistenza, fornendo loro coperte, biberon, latte e pannolini per i più piccolini. Sono rimasti circa 24 ore a bordo e poi sono stati trasbordati sulla San Giusto: siriani, palestinesi, molti tra loro professionisti, medici, dentisti e avvocati, gente che in Patria aveva uno status ma è costretta a scappare da guerre e persecuzioni e per questo affronta una traversata pericolosa". "Il Moas è una stazione di aiuto, di assistenza in mare, - dice ancora Catrambone - questo è il cuore e lo scopo della nostra missione. Una volta assistiti, rifocillati, i migranti sono trasbordati sulle navi della marina italiana o di quella maltese per essere poi sbarcati nei porti di destinazione. Voglio sottolineare poi che non esiste alcun accordo ufficiale tra noi e la marina italiana, ma siamo molto vicini ai marinai e agli italiani impegnati in Mare Nostrum: una missione di grande coraggio, di grande umanità e moralità, siamo con loro. Possiamo dire che la nostra è una tacita sinergia, una collaborazione a scopo esclusivamente umanitario". "Stiamo raccogliendo alcune storie e stiamo lavorando ad un documentario - racconta ancora Catrambone - tanto che un cameraman, una donna, è a bordo del Phoenix per le riprese. Ma siamo ancora in fase di preparazione. Vedremo!". L'importanza di Mare Nostrum è stata sottolineata anche da Martin Xuereb, direttore del Moas, ed ex capo delle forze militari maltesi: "L'impegno italiano è importantissimo - dice Xuereb - ma sono convinto che questo sia un problema internazionale e che dovrebbe essere affrontato a livello internazionale".