Milano - Ancora polemiche sulla riforma del mercato del lavoro. "Il nostro presidente del consiglio credo che abbia un po' troppo in mente il modello della Thatcher", afferma Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, intervenuta a Milano durante l'inaugurazione della nuova sede regionale del sindacato. "Mi pare -spiega Camusso- che il premier abbia un'idea che è quella delle politiche liberiste estreme" secondo le quali "la riduzione delle condizioni dei lavoratori sia lo strumento che permette di competere e non, invece, un'idea assolutamente fondamentale che è quella di creare lavoro di qualità, di procedere all'innovazione, spingere in ricerca". Secondo il segretario generale della Cgil, il ricordo della Lady di Ferro è "nel rovesciamento dei fattori" tipico della "stagione del liberismo le cui conseguenza l'Europa le paga tuttora". Camusso aggiunge che "le politiche della austerità e del rigore non ha risolto la crisi in nessun paese". Camusso poi fa osservare che nel Jobs Act vede una "continuità" con le politiche del governo di Silvio Berlusconi. Una continuità "lunga nel tempo" quella "di immaginare che la destrutturazione delle forme di assunzione contrattuale sia un elemento che permette competitività nel mercato del lavoro". A chi le chiede se non si senta una conservatrice, Camusso dice che "non stiamo difendendo noi stessi, ma la dignità di chi lavora". Camusso afferma, inoltre, che non è in programma un incontro tra i sindacati e il governo. E a proposito dello sciopero generale, rispondendo a una domanda, sostiene che "è una delle forme di mobilitazione possibili del sindacato" non escludendo quindi la possibilità di uno sciopero dei lavoratori. Sul Jobs Act i malumori nel Pd continuano a farsi sentire. E dopo la presa di posizione di ieri, l'ex segretario Pierluigi Bersani interviene di nuovo sottolineando che la sinistra Pd si prepara a dare battaglia al Senato. "Saranno presentati molti emendamenti - precisa in un'intervista a radio Montecarlo- non solo sull'obbligo di reintegro in caso di licenziamento ingiusto: l'importante è che il governo precisi le sue intenzioni, perché se l'interpretazione è quella sentita da Sacconi e altri, allora non ci siamo proprio. Andiamo a aggiungere alle norme che danno solo precarietà ulteriore precarietà, andiamo a frantumare i diritti, non solo l'articolo 18 e allora sarà battaglia''. Ci va duro Nichi Vendola (Sel) definendo il Jobs Act "una porcheria di estrema destra e punta alla precarizzazione generale. I lavoratori vanno invece tutelati". Mentre la Fiom-Cgil, alla luce dei provvedimenti assunti dal governo, anticipa al 18 ottobre la manifestazione a Roma. A breve saranno decise le modalità della manifestazione. "È il momento di mobilitarsi, un lavoro senza diritti è un ritorno all'800", afferma la segreteria nazionale della Fiom ricordando che "se i provvedimenti dell'Esecutivo diventeranno legge, si renderanno possibili i licenziamenti per giusta causa, il demansionamento dei lavoratori e il loro controllo a distanza". A difesa del governo interviene il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio: "Le discussioni aiutano tutti a migliorarsi l'importante è che non ci siano ultimatum o posizioni ideologiche e che l'intenzione sia quella di creare posti di lavoro e di farlo con ricette moderne perché quelle utilizzate finora non hanno funzionato". Quindi "il governo è determinatissimo", perché "il Paese non può vivere di promesse ma di fatti". A giudizio del senatore giuslavorista Pietro Ichino "bisogna fare la riforma del lavoro anche senza i sindacati, se i sindacati non capiscono l'importanza".