(AdnKronos) - "Credo che l'abolizione dell'articolo 18, pur essendo un problema percentualmente non così fondamentale, sarebbe comunque un segnale molto forte, in modo particolare per gli investitori, soprattutto quelli stranieri". Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ribadisce la linea di Confindustria in materia di riforma del lavoro, intervenendo a margine dell'inaugurazione di Cersaie a Bologna. "Gli imprenditori non si divertono a licenziare i propri dipendenti, soprattutto quelli che fanno il loro dovere e quelli bravi" sottolinea Squinzi. E spiega: "È chiaro che servono delle forme di tutela perché tutti siamo d'accordo che non si deve licenziare quando ci sono discriminazioni", ma le preoccupazioni circa la modifica dell'articolo 18, sono "un falso problema". All'interno del Pd però la riforma del lavoro continua a dividere e a scaldare gli animi. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi esorta il partito all'unità. "Le riforme devono andare avanti, sicuramente non si fermeranno, noi sappiamo bene che nel nostro partito possono esserci discussioni interne, ma poi si marcia compatti". "Per anni ci siamo sentiti dire che dobbiamo essere un gruppo unito, che dobbiamo voler bene alla ditta - ha aggiunto Boschi - adesso è il momento di dimostrarlo". Il gruppo Pd del Senato si riunirà domani mattina per il proseguimento della discussione sul Jobs Act, iniziata nei giorni scorsi. Alla riunione parteciperanno anche il ministro Giuliano Poletti e il responsabile Economia del Pd, Filippo Taddei. Nel frattempo si fa largo anche l'ipotesi di indire un referendum interno. Ma Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro della Camera, frena: "Una possibilità reale di un referendum interno la vedo abbastanza remota". Damiano però avverte Renzi: "Sulle questioni economiche del lavoro dovrebbe essere rifiutato il soccorso azzurro. E' chiaro - spiega - che se fossero determinanti i voti di Forza Italia per tenere in piedi il governo su questo argomento, ci sarebbe anche una conseguenza politica. Non vorrei che Renzi riuscisse a fare sui temi del lavoro quel che non è riuscito a fare Berlusconi". "Condivido l'idea di Renzi secondo la quale bisogna avere diritti universali senza distinzioni - spiega Damiano - gli stessi ammortizzatori, la stessa tutela per maternità, cancelliamo tutta la precarietà. Se la direzione è questa indicata da Renzi- prosegue- non vedo allora perché dovremmo avere per quanto riguarda la questione del licenziamento, cioè l'articolo 18, due regimi, uno riservato alla vecchia generazione che mantiene l'attuale normativa e l'altro -specifica- più debole, di serie b, riservato ai giovani che in caso di licenziamento ingiusto avrebbero un semplice risarcimento monetario, è una contraddizione che ha Renzi e sulla quale vorrei discutere". L'europarlmentare del Pd Pina Picierno, infine, si augura che "la polemica sull'articolo 18 non diventi uno strumento per regolare conti in sospeso. Questo partito e questo paese non ne hanno bisogno. Se così fosse -aggiunge- dovrei pensare che il Pd di Bersani era una ditta individuale. Il Pd ha invece l'ambizione di essere un partito. Sì plurale, ma compatto e unito nelle sue decisioni".