Stato-mafia, attesa decisione su Napolitano. De Mita: "Falcone mi disse che i boss volevano alzare lo scontro"
(AdnKronos) - Ripresa all'aula bunker Ucciardone di Palermo, dopo la pausa estiva, il processo per la trattativa tra Stato e mafia. C'è attesa per la decisione dei giudici sulla deposizione del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, citato come teste dai pm. Nei mesi scorsi, con una lettera, aveva già fatto sapere di "non avere nulla da riferire".
Ascoltato come teste l'ex premier Dc Ciriaco De Mita che, arrivando al bunker, all'Adnkronos ha detto: "Non ho mai saputo nulla della trattativa. L'ho ripetuto più volte ai magistrati".
E ancora: "Poco prima che lo ammazzassero, Giovanni Falcone mi cercò per dirmi la sua opinione" ha detto ancora De Mita. Ma non ha potuto aggiungere altro perché interrotto dai carabinieri che, su incarico della Procura, gli hanno impedito di parlare con la cronista.
L'ex Dc, da tempo sindaco di Nusco, deponendo al processo ha raccontato che "dopo l'uccisione di Salvo Lima il giudice Giovanni Falcone mi volle incontrare e mi disse: preparatevi perché dopo la sentenza della Cassazione del maxiprocesso la mafia si deve riorganizzare e eleverà il livello di scontro con lo Stato".
E "dopo pochi giorni dall'omicidio, mi chiamò un mio amico magistrato che mi disse che Falcone mi voleva incontrare. Io risposi che era fuori luogo perché c'era la campagna elettorale ma lui insistette e così concordammo per il 15 marzo 1992 a Roma. Falcone mi prelevò dall'Hotel Hilton e mi disse di prepararci perché la mafia avrebbe alzato il livello di scontro con lo Stato".
Chiedendogli "perché lo raccontava a me che ero presidente Dc e non un rappresentante delle istituzioni, ministro o premier, lui mi spiegò - ha proseguito De Mita - 'perché è una persona che stimo'. E quando gli dissi perché non scriveva ciò che stava dicendo a me, ha risposto: perché in questo momento queste cose non passano". L'ex politico Dc ha poi raccontato anche che, in quella conversazione romana, Falcone gli avrebbe detto "Salvo Lima non era mafioso".
