Bologna - "Direi proprio di no" . Così il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, a margine di un convegno sul Welfare promosso dalla cooperativa sociale Cadiai a Bologna, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se il Governo corra il rischio di cadere in occasione del voto sulla riforma del lavoro. Poletti è convinto anche che il Jobs Act andrà avanti, nonostante la discussione interna al Pd. "Direi di no - aggiunge il ministro, rispondendo a chi gli domandava se la riforma possa saltare a causa della minoranza Dem - abbiamo lavorato per avere una delega che ha peraltro già avuto l'approvazione da parte della commissione Lavoro del Senato, dove sono stati presentati e accolti emendamenti importanti". "Credo che abbiamo un testo che già nella formulazione attuale ha avuto un consenso largo - rimarca - quindi credo possa procedere". Ribadendo poi che "non si è discusso" di un eventuale fiducia che accompagni il voto, rispetto ai tempi di approvazione Poletti non esclude un piccolo spostamento, dovuto ai lavori parlamentari per le nomine nella Consulta. "Qualche giorno presumo di sì - replica sul punto - perché ci sono alcune scadenze non rinviabili, comunque noi siamo nel calendario e appena ci saranno le condizioni si farà, perché la discussione è già stata incardinata e avviata la scorsa settimana, quindi non ci sono problemi di calendario". Circa un eventuale sciopero della Cgil, Poletti asserisce che "bisogna cambiare lo stato di cose, poi ognuno farà la scelta che reputerà, noi ascoltiamo l'opinione altrui, ma poi alla fine dobbiamo decidere". In questo momento "credo che la cosa più importante sia discutere complessivamente su cosa sta dentro alla legge delega che abbiamo costruito perché sia chiara la finalità - aggiunge - noi vogliamo delle regole semplici e chiare, affinché non ci sia bisogno di un giudice per stabilire come vanno applicate, vogliamo ampliare ammortizzatori e tutele, disboscare i contratti che producono precarietà e introdurre il contratto a tutele crescenti". Ciò "che non possiamo fare - ribadisce il ministro - sono pasticci, cioè leggi poco chiare e poco comprensibili". E la Cgil per bocca di Vera Lamonica, il segretario confederale, ospite questa mattina della trasmissione di Rai 3 Agorà sottolinea ancora una volta che "il Paese ha bisogno di cambiamento, un cambiamento, però, che deve avere come bussola l'allargamento dei diritti, non la loro riduzione". Da parte sua il presidente del Senato Pietro Grasso, "Il Senato troverà equilibrio per poter uscire da questi dilemmi e poter avere una riforma del mercato del lavoro che possa aiutare soprattutto a trovare lavoro. Io ho il compito di portarla avanti in Aula". La presidente della Camera Laura Boldrini ritiene "che l'articolo 18 sia questione non cruciale per il cambiamento". "Ho incontrato moltissimi imprenditori - spiega in una conferenza stampa all'Associazione stampa estera- e ciò che lamentano sono troppe tasse, poco accesso al credito, troppa burocrazia, tempi lunghi della giustizia. Raramente ho sentito l'imprenditore che ha detto il problema è l'articolo 18".