Roma, 6 ott. - (Adnkronos) - Sul Jobs act tensione alle stelle nel Pd. ''Se la delega resta in bianco è invotabile e con la fiducia conseguenze politiche'', avverte Stefano Fassina . Intanto, sono stati convocati per martedì mattina alle 8, nella sala verde di Palazzo Chigi i leader sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. La convocazione arriva dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, con all'ordine del giorno il tema delle riforme. Alle 9, dopo l'incontro con i sindacati, all'appuntamento con il premier Matteo Renzi sono stati convocati, a quanto si apprende, i vertici di Confindustria, Rete imprese Italia e Alleanza per le cooperative. ''Il sindacato è sempre pronto al confronto e altrettanto pronto al conflitto per contrastare politiche non condivise'', afferma il leader Cgil Susanna Camusso , aprendo la giornata di lavori al summit dei sindacati europei. ''Il nuovo governo si era presentato all'insegna del superamento della rappresentanza sociale e sindacale. Negli ultimi giorni forse si è determinato un cambiamento: spero che il ripensamento sia vero e serio'', aggiunge. ''Perché l'idea del jobs act è quello di concedere diritti poco estesi in cambio di un taglio dei diritti per chi ha un lavoro stabile e una politica di ridimensionamento del salario'', sottolinea. ''C'è preoccupazione che l'idea del governo sia quella di voler decidere i confini dell'azione dei sindacati restringendola alla sola contrattazione aziendale: se fosse così lo interpreteremmo come un esplicito attacco alla contrattazione tra le parti e all'autonomia del sindacato'', ha detto la leader Cgil. I sindacati italiani non sono gli unici a denunciare un mancato dialogo con il governo; anche la Commissione europea non ha ancora convocato i sindacati europei, denuncia Camusso. ''Siamo in attesa di una convocazione perché non si è mai verificato un mancato dialogo tra i sindacati e la Commissione'', ha aggiunto, sottolineando come l'eventualità possa avvenire durante la presidenza di turno italiana e ricordando come ''l'unico precedente di un non dialogo fu quello di madame Thatcher''. I 300 miliardi messi sul piatto dal presidente della Commissione Jean Claude Juncker per rilanciare lo sviluppo in Europa "non sono sufficienti", afferma il leader Cgil. "300 miliardi sono troppo pochi, anche se cogliamo la novità della decisione. Sono inadeguati per la fase in cui siamo. Serve uno sforzo in più per una vero Piano di Rinascita", aggiunge. Per il leader Cisl Raffaele Bonanni "è importante che finalmente il premier abbia deciso di allineare l'Italia a tutti gli altri paesi Ue dove il dialogo sociale è vivo. Bisogna dare una risposta collettiva e popolare ai nodi che non si sciolgono". "E' un buon segno e spero che si cambi davvero strada e registro", prosegue. Siete dunque convinti di poter aprire una vera trattativa?, gli chiedono i giornalisti. "Spero che il governo ci chieda a noi cosa fare e spero ci dica cosa vuol fare" .