(AdnKronos) - "Ascoltiamo chiunque, miglioriamo se dobbiamo migliorare e contemporaneamente ribadiamo il messaggio che questo è un Paese che deve cambiare. Andiamo avanti, non ci faremo fermare dai veti e dalle opinioni negative, continuare su un processo di cambiamento straordinario". E' chiaro il presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo gli incontri di questa mattina a palazzo Chigi. "Che ci sia qualcuno con una opinione negativa è un bene - afferma poi - e dimostra la democrazia e il rispetto delle opinioni altrui". In ogni caso parla di una discussione "interessante" che sarebbe stata definita, una volta, "ampia e approfondita" e "soddisfacente" quella con le parti sociali. Quanto alle imprese, ha riportato i loro timori all'ipotesi di uno smobilizzo del Tfr in busta paga: "Dubbi comprensibili" li ha definiti rassicurandoli sul fatto che l'operazione andrà avanti solo se ci sarà un garanzia da parte delle banche. Sul voto di fiducia al Senato sulla riforma del mercato del lavoro "non temo agguati, ove ci fossero li affronteremo", ma "sono convinto che sia naturale che tutte le senatrici e tutti i senatori del Partito democratico votino la fiducia come è sempre è accaduto". "Se la maggioranza ha voglia di andare avanti voterà la fiducia- ha aggiunto il premier- se non ha voglia di andare avanti non vota la fiducia, ma è chiaro che, avendo noi promesso di fare le riforme, dobbiamo farle e le stiamo facendo". Stamattina Renzi ha chiuso l'incontro con i sindacati accettando la sfida del confronto, ma esponendo con chiarezza le idee del governo sul mercato del lavoro. Il prossimo appuntamento ce lo diamo per il 27 ottobre, dopo che i tre milioni verranno a manifestare a Roma, ha detto assicurando di non voler dividere il sindacato: il sindacato fa il sindacato, in questa crisi però vi sono responsabilità anche di chi rappresenta il mondo del lavoro, è il succo del suo ragionamento. E non ha rinunciato a qualche 'punzecchiatura'. E' stato, infatti, lui a far notare i "punti di incontro con i sindacati" sull'impostazione del governo, cosa per cui, secondo il premier, Camusso e soci potrebbero anche essere a disagio. Il presidente del Consiglio - sottolineando che "il Paese ha bisogno di un clima di fiducia" - ha parlato di una impostazione innovativa, centrata su soldi agli ammortizzatori sociali (che "potranno contare su 1,5 miliardi di euro aggiuntivi che saranno stanziati nella legge di stabilità), aiuto al ceto medio con il bonus da 80 euro diventerà strutturale dal prossimo anno, questione lavoro centrale. E nella Legge di Stabilità ci saranno anche 1 mld per la scuola e 2 mld per la diminuzione delle tasse sul lavoro. I punti chiave per il premier sono che sul tempo indeterminato vanno trovate formule per incentivarlo. Ma Renzi ha parlato anche di evasione fiscale, che va combattuta non con gli show ma attraverso l'incrocio delle banche dati. E ha rivendicato il fatto che il più grande rinnovo contrattuale in Italia lo ha fatto il governo con gli 80 euro, non ha nascosto tutta la sua preoccupazione per Terni, assicurando l'impegno perché è fondamentale che il forno rimanga acceso e siano scongiurati i 550 esuberi. Poi, una replica alla Camusso perché per Renzi è demenziale che l'articolo 18 non lo abbiano sindacati e partiti politici. Riguardo quest'ultimo, resterà inalterata la possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro nel caso di licenziamenti discriminatori e disciplinari "ma previa la specifica della fattispecie". Tra gli obiettivi dell'esecutivo anche "la riduzione delle forme contrattuali". Inoltre sarebbe intenzione del governo introdurre nel maxiemendamento al Jobs Act "la regolazione della rappresentanza sindacale e un ampliamento della contrattazione decentrata e aziendale". "Sono emendamenti condivisibili che mi sono stati suggeriti dal mio partito, in particolare dalla parte che non sta con me", avrebbe detto il presidente del Consiglio secondo quanto riportato da partecipanti al vertice con i sindacati. Infine, Renzi ha ribadito a proposito della riforma del lavoro che se il modello spagnolo si basa sulla riduzione dei salari il governo vuole fare l'opposto, l'orgoglio per aver rimesso al centro del dibattito Ue la crescita e la questione Tfr. Se non è un problema per le piccole e medie imprese, ci piacerebbe farlo. Massimo rispetto ma anche una sottile ironia da parte del premier sulla manifestazione del 25 ottobre prossimo a Roma indetta dalla Cgil: "Vorrei fissare un nuovo incontro ma c'è la manifestazione della Cgil. Vorrà dire che lo fisserò dopo", avrebbe esordito secondo la ricostruzione di alcuni partecipanti all'incontro. "Sono sicuro che il 25 porterete in piazza 3 milioni di persone; dirò al sindaco Marino di accogliervi nel modo più opportuno", avrebbe concluso.