Renzi: "Con legge di stabilità taglieremo le tasse per 18 miliardi". Contestato dalla Fiom
Nembro (Bergamo) - "Arriveremo a fine legislatura con il Paese trasformato". E' quanto sostiene il premier Matteo Renzi nel suo intervento all'assemblea di Confindustria a Nembro, in provincia di Bergamo.
Nell'ambito della legge di stabilità "noi recupereremo spazio di patto per i comuni per 1 miliardo di euro ed è una operazione che mercoledì approveremo in Consiglio dei ministri", spiega Renzi. Che poi afferma: "Nella prossima finanziaria il 18 non sarà l'articolo ma saranno i miliardi che noi taglieremo con le tasse. L'Italia con questa legge di stabilità compie così la più grande opera di taglio delle tasse".
"Se noi togliamo per i nuovi assunti l'articolo 18 - spiega - e il prelievo fiscale per i primi due anni il contratto a tempo indeterminato diventerà vantaggioso. E' una grande sfida ma siamo pronti a affrontarla".
E dal 2015 abolizione dell'Irap sul lavoro per 6,5 miliardi. "L'Irap, nella componente lavoro, dà un messaggio che il lavoro sia solo un costo, per questo dal 2015 aboliremo quella componente lavoro dell'Irap che vale circa 6,5 miliardi di euro", dichiara Renzi
L'INTERVENTO
Il presidente del Consiglio al suo arrivo alla fabbrica Persico di Nembro, dove si è svolta l'assemblea di Confindustria (era accompagnato dal sottosegretario Graziano Delrio), è stato contestato da un centinaio di manifestanti della Fiom-Cgil. Riuniti già da ore prima i manifestanti, sotto una pioggia incessante, armati di fischietti, hanno protestato contro la riforma del lavoro e per l'occupazione.
Intanto, Susanna Camusso, leader Cgil, contro le politiche del governo Renzi, dà prospettiva della mobilitazione: dopo la manifestazione del 25 ottobre "anche lo sciopero generale sarà in campo". E "nessuno pensi che sia tutto", aggiunge Camusso tra gli applausi chiudendo l'attivo dei quadri e delegati della Cgil di Roma. Uno sciopero generale però tutto da costruire perché la manifestazione del 25 a Roma, quella unitaria dei pensionati il 5 novembre e la mobilitazione del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil l'8 novembre, "non basteranno". Se dunque quella del 25 ottobre, prosegue Camusso, "sarà come credo una grande manifestazione, il giorno dopo potremo tornare nei luoghi di lavoro e programmare altre iniziative con cui fare dello sciopero generale davvero lo sciopero di tutto il Paese", ammonisce sicura del successo della mobilitazione del 25.
La Cgil scenderà in piazza il 25 "non per difendersi ma per salvare il Paese", sostiene Camusso. E non ci sarà solo l'art.18. Ma anche no al demansionamento e al controllo a distanza: "l'idea del demansionamento ha gli stessi effetti drammatici di un licenziamento, così come di un controllo a distanza... ce la ricordiamo la stagione dei microfoni nei camici", dice ancora Camusso rilanciando "l'unica modifica possibile allo Statuto dei lavoratori: cambiamo la premessa, quella che dice che le regole valgono solo per i lavoratori a tempo indeterminato. Che valgano per tutti".
Basta slogan. La leader Cgil sottolinea che il sindacato "vuole misurarsi con la volontà che c'è nel Paese di tentare di cambiare le cose che non vanno" archiviando la stagione "degli annunciatori" e guardando la realtà. Puntando il dito contro Renzi, dice ancora "il cambiare verso è diventato il continuare come prima. Perché questo governo è solo la replica dei quattro governi precedenti". Un governo, secondo Camusso, colpevole di restare attaccato "allo stesso calcolo dei decimali del deficit mentre la legge di stabilità è la stessa di sempre e prevede tagli di spesa e di investimenti".
"Quello che manca a questo governo è il cambiamento" accusa ancora ritrovando nell'attacco ai diritti sul lavoro il fil rouge che lega Renzi a Monti e a Berlusconi. "Si è tornati all'idea che l'unico lavoro è quello che fa l'impresa. E questo perché il governo non ha idea di dove portare l'Italia, su quale strada percorrere per lo sviluppo", dice rinnovando le critiche di un appiattimento dell'esecutivo ai desiderata di viale dell'Astronomia. "Il governo assume la piattaforma di Confindustria e non ha idea di dove debba andare il Paese", afferma. "Siamo in un epoca di slogan, c'è un governo che ne inventa 220 al minuto. Ma ora basta".
