(AdnKronos) - Circa 24 ore prima di vedersi confermata la diagnosi di Ebola, Amber Vinson - la seconda infermiera dell'ospedale di Dallas contagiata dal virus dopo aver accudito Thomas Eric Duncan - ha volato, con una leggera febbre, a bordo di un aereo affollato di passeggeri in servizio tra Cleveland e Dallas. Prima di partire Amber aveva comunicato ai Centers for Desease Control and Prevention (CDC) i suoi sintomi, segnalando una temperatura corporea di 99,5 gradi Fahrenheit, poco più dei 37,2 gradi Celsius. A rivelarlo al 'Washington Post' è un funzionario federale: siccome i Cdc considerano la temperatura di 100,4 gradi Fahrenheit (circa 38 gradi Celsius) il livello di guardia per i viaggiatori provenienti da Paesi a rischio oltre il quale scattano controlli aggiuntivi, all'infermiera non è stato proibito di imbarcarsi. Ieri però il Direttore dei Cdc, Thomas Frieden ha fatto presente che Vinson non sarebbe dovuta andare da nessuna parte considerata la possibile esposizione al virus Ebola sul posto di lavoro. Vinson non aveva ancora i sintomi di un'infezione conclamata quando ha viaggiato e quindi gli esperti ritengono improbabile che possa aver contagiato qualcuno, tuttavia Frontier Airlines e i Cdc si sono affrettati a contattare i 132 passeggeri che si erano imbarcati sul volo 1143. LORENZIN: "IN EUROPA CASI SPORADICI MA AUMENTERANNO" - Al momento i casi di Ebola in Europa "sono sporadici, ma ci saranno ancora perché aumentano gli operatori stranieri in Africa occidentale, per i quali abbiamo strutture sanitarie in grado di poterli gestire". Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine della conferenza di alto livello a Bruxelles sul contrasto alla diffusione del virus. "In Africa la situazione è drammatica e dobbiamo fermarla prima che diventi una vera e propria tragedia", ha poi aggiunto Lorenzin sottolineando che bisogna rafforzare i controlli in uscita dagli aeroporti dei Paesi dell'Africa occidentale e aumentare la possibilità di tracciare i viaggiatori se si spostano all'interno dell'Unione europea. Queste sono alcune delle proposte che saranno affrontate nella conferenza di Bruxelles e presentate dal ministro della Salute. ''Occorre rafforzare i controlli in uscita degli aeroporti dell'Africa occidentale - ha spiegato il ministro - con sistemi di certificazione indipendente. Noi al momento abbiamo i protocolli dell'Oms che si basano sull'autocertificazione''. Inoltre, ha aggiunto, ''bisogna avere la possibilità di tracciare i viaggiatori soprattutto quando hanno voli con destinazione secondaria''. In particolare, ha spiegato Lorenzin la possibilità di tracciare i viaggiatori in arrivo dall'Africa occidentale riguarderebbe le persone che non mostrano sintomi del virus, ma che potrebbero svilupparli nel periodo di 21 giorni di incubazione. Un altro aspetto che viene affrontato nell'incontro è "l'informazione, corretta e completa, da dare alle persone in partenza", con opuscoli da distribuire negli aeroporti "per permettere di fare un'autoindividuazione del proprio stato di salute" e fornire numeri utili da contattare se si accusano i sintomi del virus. Per il personale medico e volontario della Ue e dell'Oms in missione nei Paesi colpiti dal virus, "dobbiamo immaginare protocolli più restrittivi" e "stabilire aree di contenimento" per i 21 giorni di incubazione.