Il Ceps avverte Renzi: non sfidi la Ue o i richiami saranno inevitabili
Abbandonare retorica conflittualità o ripercussioni su negoziati Roma-Bruxelles
Roma, 9 dic. (AdnKronos) - L'Italia abbandoni la retorica della conflittualità e della sfida alle regole Ue o i richiami della Commissione europea saranno inevitabili, anche se al momento non ci sono "esplicite richieste di nuove manovre". E' questa l'opinione espressa all'Adnkronos dall'analista del Ceps, Centre for European Policy Studies, Cinzia Alcidi, sul confronto sui conti pubblici italiani sull'asse Roma-Bruxelles.
"Il richiamo Ue era inevitabile innanzitutto per una questione di approccio politico", spiega Alcidi. "Francia e Italia - ragiona l'analista - si sono messe in una posizione di sfida verso la Commissione e dunque verso l'intero sistema mettendo in discussione regole che gli stessi governi hanno approvato qualche mese fa e questo ha messo la nuova Commissione Juncker in una posizione difficile, costringendola ad irrigidire la sua analisi e il suo approccio per non apparire debole". Dunque, osserva, "sfidato sul fronte politico, l'esecutivo Ue, peraltro appena insediatosi, non poteva esimersi dal riaffermare il suo ruolo di 'Guardiano dei Trattati'".
"Alzare i toni è controproducente e finisce per generare ripercussioni nei negoziati tra governi e istituzioni Ue che non fanno bene al paese", avverte Alcidi. Roma, nel suo interesse, "dovrebbe porre fine a questa retorica della conflittualità e ai toni di sfida, solo così potrà trovare a Bruxelles orecchie pronte all'ascolto e al negoziato".
Alcidi spiega ancora più nel dettaglio la sua analisi. "Sfidare la Commissione non è l'approccio giusto soprattutto per un paese come l'Italia che ha una situazione economica molto difficile, e che oggi sulle riforme non ha molto da offrire e quindi dubito che la situazione possa cambiare da qui a marzo". Alcidi non risparmia neanche la tanto declamata riforma del lavoro. "L'Italia si è concentrata sul Jobs Act per esempio, ma - dice la ricercatrice del think tank di Bruxelles - non credo che questo provvedimento avrà un impatto visibile sull'economia. E, a parte gli sviluppi sulle riforme istituzionali, ad oggi pare che Roma non abbia fatto nulla".
Soffermandosi proprio sugli aspetti meramente economici, "nelle conclusioni dei ministri delle Finanze Ue di ieri si dice chiaramente che c'è una differenza di stime tra Commissione e Italia, differenza che si può colmare in diversi modi, dall'aggiustamento dei conti all'accelerazione alle riforme. E - rileva - in assenza di risorse, l'unica strada sono le riforme credibili". Da Bruxelles, chiarisce, "non c'è dunque una specifica richiesta di manovra all'Italia ma una sollecitazione ad agire perché il paese non sta rispettando le regole".
Unica rotta da seguire per il governo Renzi è "fare le riforme per il bene paese, come era nello spirito dei discorsi dello stesso premier all'inizio del mandato, poi - conclude - questo spirito si è un po' perso. Ma è da lì che bisogna ripartire".
