Roma, 10 dic.(AdnKronos) - I prezzi del petrolio resteranno bassi e l'impatto sui conti dei colossi dell'energia è consistente. "Per ogni dollaro in meno a livello annuo c'è un impatto di 90-100 milioni di euro sull'utile netto", stima l'ad di Eni, Claudio Descalzi. Un basso livello dei prezzi del petrolio legato in particolare al boom dello shale oil Usa, alla decisione dell'Opec di non tagliare la produzione, alla situazione economica dell'Europa e al rallentamento della crescita cinese. Tutti questi elementi, spiega il numero del Cane a sei zampe, "hanno creato una bolla, un surplus di offerta". E, in prospettiva, "la bolla si deve stabilizzare. Pensiamo che nel 2015 i prezzi saranno ancora abbastanza bassi intorno a 65-70 dolllari al barile. La bolla dovrebbe poi esaurirsi verso la fine del 2015 e il prezzo riprendersi gradualmente nel 2016". L'Opec, sottolinea ancora l'ad di Eni, "non ha risposto al calo dei prezzi del petrolio". Nella prossima primavera, aggiunge, "ci potrebbero essere tagli dell'Opec". La produzione americana, grazie allo shale oil Usa che ha registrato "una grande crescita nel 2014 che non era prevista", sottolinea Descalzi, "ha compensato la mancanza di produzione che derivava dai problemi geopolitici e l'ha superata. Mancavano circa 2-3 milioni di barili e per la prima volta la produzione statunitense ha coperto questo gap". In questo scenario, l'Eni deve reagire. "Non viviamo questo momento di caduta del prezzo del petrolio con panico o preoccupazione". Anzi "è un momento che può essere visto come un'opportunità", assicura Descalzi, che si mostra fiducioso: questa caduta dei prezzi "ci sveglia e ci aiuta".